Altitudine
441 m s.l.m.
Coordinate
43° 4′ N
13° 5′ E

Altitudine
441 m s.l.m.
Coordinate
43° 4′ N
13° 5′ E
Info Point Valfornace - Parco Nazionale dei Monti Sibillini (Pro Loco Pievebovigliana)
Piazza Vittorio Veneto, 90 - loc. Pievebovigliana, 62035 Valfornace (MC)
Tel.: 338 1034996
email propieve@propieve.it
sito www.propieve.it
Comune di Valfornace
Piazza Vittorio Veneto, 90 - loc. Pievebovigliana, 62035 Valfornace (MC)
Tel.: 0737 44126
email protocollo@comune.valfornace.mc.it
PEC comune.valfornace@emarche.it
sito www.comune.valfornace.mc.it
Adagiata nel cuore dei Monti Sibillini, dove le acque del Chienti scendono tra boschi e pascoli, Valfornace è una delle porte più suggestive del parco nazionale, in provincia di Macerata. Il comune è nato il 1° gennaio 2017 dalla fusione di Pievebovigliana e Fiordimonte, due antiche comunità montane che hanno scelto di unire storia e tradizioni: il municipio ha sede a Pievebovigliana, distesa a circa 441 metri sul livello del mare, in un territorio che sale fino a superare i millecinquecento metri delle vette appenniniche. Le radici affondano nella preistoria, come raccontano la tomba rinvenuta in località San Francesco, riferita al VII secolo avanti Cristo, e i numerosi reperti piceni provenienti dal Monte San Savino. Nei secoli il territorio fu segnato da pievi, castelli e signorie, tra cui i da Varano di Camerino, lasciando un patrimonio che ancora oggi si respira tra le frazioni sparse. La memoria di questa terra è custodita nel Museo civico, fondato nel 1936 da monsignor Raffaele Campelli e ospitato nel palazzo comunale, che ripercorre l'intera vicenda sociale e artistica del comprensorio, dall'età preistorica fino alle raccolte d'arte novecentesca. Come molti borghi dell'Appennino centrale, Valfornace è stata duramente colpita dal terremoto del 2016 e da allora vive una lenta e tenace ricostruzione, senza smettere di accogliere. Riconosciuta con la Bandiera Arancione del Touring Club, si offre al viaggiatore come un mosaico di natura incontaminata, spiritualità e sapienza contadina, dove il tempo sembra scorrere al ritmo dei Sibillini.
Chi arriva a Valfornace scopre un paesaggio in cui le testimonianze dell'uomo dialogano con la potenza selvaggia dei Monti Sibillini. Nella frazione di San Maroto si erge la chiesa di San Giusto, gioiello del romanico marchigiano un tempo legata all'omonimo castello con cui, nel Medioevo, comunicava attraverso segnalazioni luminose: le sue mura conservano ancora resti di affreschi trecenteschi e continuano a essere oggetto di studi internazionali. Poco distante, la cripta della chiesa di Santa Maria Assunta è considerata uno dei monumenti romanici più celebri dell'intera regione. La storia feudale rivive nel castello di Beldiletto, avviato nel 1380 e trasformato in sontuosa dimora rinascimentale dai da Varano, che vi ospitarono re, regine e persino il papa Giulio II. Il patrimonio si arricchisce con il ponte romanico di Pontelatrave, eretto nel Trecento su fondamenta di epoca romana, e con la Gualchiera-Tintoria Cianni, raro esempio di archeologia industriale legato alla lavorazione della lana. La natura regala scenari altrettanto memorabili: il lago di Polverina, invaso creato dallo sbarramento del Chienti e prezioso rifugio per l'avifauna, e il piccolo specchio di Boccafornace invitano alla sosta, mentre i sentieri del parco si aprono al trekking, alla mountain bike e alle escursioni a cavallo. Nel cuore del borgo il Museo Raffaele Campelli raccoglie reperti archeologici, opere d'arte e memorie del territorio, offrendo la chiave per leggere un paesaggio dove ogni pietra sembra custodire una storia da raccontare.
La tavola di Valfornace racconta la vita pastorale e contadina che da secoli scandisce le stagioni ai piedi dei Monti Sibillini. Nei piccoli caseifici sparsi tra i pascoli si producono formaggi di grande carattere, primo fra tutti il pecorino ottenuto dal latte delle robuste pecore appenniniche, che tra queste montagne trovano l'habitat ideale. Alla pastorizia si affiancano salumi genuini, carni bovine di qualità, agnello allevato all'aperto, miele, castagne e le trote dei torrenti, mentre nei boschi si celano i tartufi che profumano i piatti della festa. La cucina attinge alla tradizione marchigiana più autentica: i vincisgrassi, ricche lasagne al forno preparate per le grandi occasioni, le pappardelle condite con il sugo di cinghiale, gli arrosti di carni locali e le preparazioni impreziosite dal profumo del tartufo. A chiudere il pasto non manca il mistrà, liquore dalle origini antiche ricavato dalla macerazione dei semi di anice ancora verdi in alcol per quaranta giorni, gustato come digestivo o per correggere il caffè. Accanto ai sapori, la memoria artigiana si esprime nei tessuti lavorati a mano con l'antica tecnica dei liccetti, segno di un saper fare tramandato di generazione in generazione. Frequentare gli agriturismi e le osterie del territorio significa sedersi a tavole schiette e generose, dove i prodotti nascono a pochi passi dal piatto e ogni ricetta conserva il gusto lento della montagna. È una gastronomia che non insegue le mode, ma custodisce l'identità di una comunità legata alla propria terra.