Stemma di Cagli

Altitudine
276 m s.l.m.

Coordinate
43° 33′ N
12° 39′ E

Ufficio turistico

Ufficio IAT - Informazione e Accoglienza Turistica
Via Alessandri 4, 61043 Cagli (PU)
Tel.: 0721 780773
email iat.cagli@gmail.com
sito www.visitcagli.it

Comune

Comune di Cagli
Piazza Matteotti 1, 61043 Cagli (PU)
Orari: lun-ven 9.00-13.00; martedì e giovedì anche 15.30-17.30 (chiusura pomeridiana dal 1° luglio al 31 agosto)
Tel.: 0721 78071
email municipio@comune.cagli.ps.it
PEC comune.cagli@emarche.it
sito comune.cagli.ps.it

Anche l'occhio vuole la sua parte

Dai uno sguardo a qualche foto della città

Cosa sapere

Adagiata nel cuore dell'Appennino umbro-marchigiano, all'incontro dei torrenti Bosso e Burano e ai piedi dei massicci del Catria, del Nerone e del Petrano, Cagli custodisce una storia lunga e stratificata. Le sue origini risalgono all'antica Cale, stazione romana lungo la consolare via Flaminia che univa Roma a Rimini, di cui il territorio conserva testimonianze insigni. Crocevia naturale tra l'Adriatico e l'Umbria, la cittadina deve gran parte della propria fortuna proprio al controllo di questo antico asse viario. Divenuta in età bizantina uno dei capisaldi della Pentapoli, la città si affermò sul finire del XII secolo come libero Comune, estendendo la propria autorità su decine di castelli circostanti. Un rovinoso incendio nel 1287 impose la ricostruzione dell'abitato più a valle, secondo un impianto regolare a scacchiera attribuito ad Arnolfo di Cambio e promosso da papa Niccolò IV. Sul finire del Trecento Cagli entrò nell'orbita dei Montefeltro di Urbino, che ne fecero un caposaldo strategico: nel 1481 il duca Federico da Montefeltro affidò a Francesco di Giorgio Martini la costruzione di una possente rocca, celebrata dallo stesso architetto come la prima delle sue fortezze. Passata poi allo Stato Pontificio, conservò a lungo il ruolo di centro nevralgico della Legazione di Urbino. Oggi il borgo, dal raccolto tessuto medievale e dai palazzi eleganti, si presenta come una piccola capitale d'arte incastonata tra monti, boschi e acque, ideale punto di partenza per escursioni nel parco naturale del Monte Catria, Nerone e Petrano.

Cosa vedere

Il volto di Cagli si svela passeggiando tra vicoli e piazze del centro storico, dominato dal Torrione Martiniano, straordinaria opera di architettura militare progettata nel 1481 da Francesco di Giorgio Martini per Federico da Montefeltro. Dall'imponente bastione ellittico, oggi sede del Centro di Scultura Contemporanea, si scende lungo il celebre soccorso coperto, una galleria sotterranea di oltre trecentosessanta gradini che un tempo lo collegava alla scomparsa rocca. Nel cuore dell'abitato si affaccia il Palazzo Pubblico, di origine medievale, che ospita il Museo Archeologico e della Via Flaminia. Poco fuori dal centro sorge il Ponte Mallio, monumentale opera romana di età repubblicana con un unico grande arco formato da conci di pietra posti a secco, tra i più imponenti dell'intero tracciato flaminio. Meritano una sosta la concattedrale di Santa Maria Assunta, più volte rimaneggiata nei secoli, e le numerose chiese cittadine: San Domenico, che custodisce affreschi di Giovanni Santi, padre di Raffaello, e San Francesco, di forme gotiche. A testimoniare la vivace vita culturale è il Teatro Comunale, elegante sala all'italiana costruita a partire dal 1871 e inaugurata nel 1878. Completano il quadro i palazzi gentilizi, le fontane e i portici della città, mentre tutt'intorno si aprono i sentieri dei monti Catria, Nerone e Petrano, tra faggete, cascate e altopiani che invitano al trekking e alla scoperta della natura più autentica.

Cosa mangiare

La tavola di Cagli racconta l'anima appenninica delle Marche, fatta di sapori schietti e di prodotti generosi che i boschi del Catria e del Nerone regalano al mutare delle stagioni. Regina indiscussa è la cucina del tartufo, che in questo territorio si raccoglie in più varietà lungo l'intero arco dell'anno, protagonista di piatti semplici e memorabili come le tagliatelle tirate a mano o il classico uovo al tegamino. Accanto al pregiato tubero trovano posto i funghi, primi fra tutti i porcini, e la selvaggina dei rilievi, dal cinghiale alla cacciagione, cucinata secondo antiche ricette contadine. La tradizione della pasta fatta in casa si esprime nei passatelli e nei cappelletti serviti in brodo, nelle tagliatelle e nelle paste condite con ragù saporiti. Non mancano i salumi e i formaggi del territorio, dal pecorino di monte alla Casciotta d'Urbino, né la fragrante crescia sfogliata, sorta di focaccia a strati tipica dell'entroterra urbinate, servita con affettati ed erbe di campo. Frutti del sottobosco, castagne dei versanti del Nerone e legumi di montagna arricchiscono una dispensa semplice e sincera. A completare il pasto arrivano i dolci della tradizione e i vini delle colline marchigiane, come il Bianchello del Metauro, mentre l'olio extravergine e il miele dei monti profumano molte preparazioni. Sedersi a tavola a Cagli significa così riscoprire i ritmi lenti di una terra generosa, dove ogni piatto conserva il sapore autentico della montagna e delle sue tradizioni più antiche.

Come arrivare

  • Stazione ferroviaria più vicina: Fossato di Vico-Gubbio - ca. 30 km
  • Aeroporto più vicino: Perugia "San Francesco d'Assisi" - ca. 70 km
  • Porto più vicino: Fano - ca. 47 km
  • Borgo Bandiera Arancione più vicino: Cantiano - ca. 9 km
  • Borgo Bandiera Arancione: Frontone - ca. 10 km

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